tra tutti i servizi che Google ci ha regalato in questi anni, sicuramente gmail e gmaps sono quelli che utilizzo di più.
ora probabilmente utilizzerò sempre più spesso il nuovo mashup di servizi di casa Google: City Tours
cos’è Google City Tours? è, in perfetto stile grande G, un’idea semplice e geniale per avere informazioni utilissime sulle città che vogliamo visitare a portata di pochi click! Basta andare sul sito del servizio, ancora all’interno dei Labs come da tradizione, e inserire la città che vogliamo visitare.
Il motore di ricerca ci suggerirà in pochissimi secondi un itinerario da seguire (diviso in 3 giorni) per visitare al meglio la nostra destinazione, fornendoci non solo distanze ed indicazioni stradali, ma anche orari di apertura dei musei, feste locali, concerti nel periodo e la possibilità di impostare i tempi di visita per ogni punto di interesse visualizzato.
Ma non è solo questo: Google City Tours ci lascia la possibilità di aggiungere a nostro piacimento elementi al percorso prestabilito e, una volta tornati a casa, di votare i luoghi che abbiamo visitato, rendendo così sempre migliore il servizio.
Uniche note negative, a mio avviso, la mancanza di un’integrazione con Google Transit per suggerire al turista web 2.0 anche che mezzi prendere per raggiungere punti di interesse magari non troppo vicini al centro o al proprio albergo e la mancanza per l’utente di impostare il punto di partenza del proprio tour.
Spero che questo servizio si sviluppi rapidamente. E’ un’ottima idea e fa risparmiare un sacco di tempo!
twitter si sta decisamente affermando come il fenomeno del momento. La sua popolarità oltre oceano sta aumentando esponenzialmente tanto che molti lo considerano l’unico servizio online in grado di competere con Facebook.
Uso twitter dal 22 marzo del 2007 (per controllare da quanto siete iscritti, andate qui: http://twitter.com/users/show/gsavastano.xml e sostituite gsavastano con il vostro nome utente e leggete la riga “created_at”) e non sono mai stato tanto attivo, ad oggi conto poco più di 500 tweet, eppure il microblogging mi affascina da sempre. Solo ultimamente, sicuramente grazie al risalto mediatico della questione iraniana+twitter, ho iniziato a utilizzarlo come si deve.
Eppure rimangono ancora molti i lati oscuri sulla verà utilità di questo strumento.
con un caro amico, anch’esso su twitter, abbiamo discusso a lungo su come e perchè le persone dovrebbero utilizzare twitter. in effetti non esiste alcuna ragione pratica, a meno che non ci si trovi in zona di guerra e la censura abbia filtrato tutto tranne questo strumento. eppure oltre 9 milioni di persone usano twitter (di cui oltre 500 mila solo in italia) più o meno regolarmente (pochi in realtà lo usano quotidianamente, intorno al milione e mezzo).
allora perchè il fenomeno monta e la curva di crescita è in costante aumento? perchè i media di tutto il mondo nei mesi passati hanno dato più spazio al fenomeno twitter che a quello facebook + google messi insieme?
perchè è gratis, perchè è cool e perchè è davvero accessibile.
i casi d’uso di twitter sono molteplici, ma uno su tutti fa davvero la differenza: la velocità.
se vivessimo tutti in una camerata, la mattina sarebbe normale alzarci e salutarci tra noi. sarebbe normale chiederci l’un l’altro come abbiamo dormito e cosa abbiamo fatto la sera prima. molte persone trovano ugualmente ovvio e naturale farlo via twitter! perchè no? facebook ha un’interfaccia lenta e aggiornare continuamente lo status viene considerato “invadente”, si rischia di finire nascosti dai wall dei vari amici, invalidando di fatto il concetto di status pubblico.
è la percezione dello strumento, non la sostanza, che è diversa.
su facebook raccontare i fatti propri, così platealmente, è considerato stupido, nonostante gli stumenti di protezione della privacy siano centinaia di volte migliori di quelli di twitter. forse, e dico forse, quando twitter raggiungerà il centinaio di milioni di utenti allora le persone controlleranno maggiormente la loro esposizione alla rete ma credo che rimarrà sempre la voglia di dire al mondo: “sono al lago con caio, tizio e sempronio. che bella giornata”
vale la pena farci un giro? sì. senza dubbio. non sostituisce per ora alcuno strumento voi utilizziate attualmente. non è una chat, non è fatto per condividere album. è pura informazione. quello che volete sapere, c’è. immediatamente.
in italia, patria degli sms compulsivi, questo servizio potrebbe davvero fare la differenza e definire un nuovo standard di comunicazione.
finalmente ho un’altra ora per lavorare, mi dico. finalmente ho un’altra ora per fare quello che mi piace.
finalmente…posso non informarmi.
e invece no! puntuali, precisi e inarrestabili eccoli che arrivano! sono i miliardi di bit di informazioni, più o meno inutili, che si scagliano contro il mio bellissimo mac. non posso resistere, inutile ogni tentativo di ignorarli. sono già sul mio hard disk, stanno già facendo impazzire Growl.
quindi, sconfitto, apro il feed reader (NetNewsWire), apro il client di twitter (Tweetie) , apro Skype e, immancabilmente, apro posta e Firefox puntandolo verso Facebook.
ed eccoli, come una cascata, arrivano! migliaia di feed, centianaia di tweet, qualche chat, decine e decine di mail e una quindicina di poke, eventi ed inviti a gruppi o fan page. considerando che avevo chiuso tutto al massimo 20 minuti prima (ovvero mentre mi spostavo dall’ufficio a casa o viceversa…) direi che la cosa è preoccupante. Ma non basta! durante il tragitto sono stato immune? ma va la! grazie ai vari iPhone, Blackberry e Palm Pre ho avuto il piacere di sentire Bing, Trin, Cin e Squic mentre viaggiavo a ricordarmi che, al mio arrivo, avrei trovato tante cose lì ad aspettarmi. A volte faccio l’errore di leggere le mail quando sono fermo al semaforo, o di sincronizzare i feed mentre in pizzeria aspetto che arrivino le patatine. A volte mi è capitato di loggarmi a twitter mentre fumavo una sigaretta aspettando che un cliente arrivasse all’appuntamento. Il risultato di queste operazioni, il più delle volte, è una profonda tristezza che mi pervade, riga dopo riga dell’ennesimo poke.
Quando ho iniziato a conoscere internet c’era poco niente che potesse, realmente, interessarmi. Sì ok, c’era qualche sito con gif animate improponibili che attirava la mia attenzione, ma niente di più. ma era Internet, sti cazzi!
Poi, pian piano, le informazioni importanti giunsero, o almeno mi resi conto che c’erano, o forse cambiarono i miei interessi, bhè insomma, sta di fatto che iniziai ad esser vittima di quello che chiamo “fame di update”. é una malattia molto grave, non scherzateci.
da quel momento niente è stato più come prima!
la fame di update si manifesta in vari modi ma segue sempre lo stesso percorso. a seconda della vostra età e dalla vostra esperienza con internet, potete contrarla in diversi stadi della sua evoluzione. più siete giovani, più avete possibilità di contrarla, ma più siete navigati peggiore potrebbe essere il vostro stato di salute.
STADIO 0: LE MAILING LIST (spam escluso)
Bello questo sito che produce musica, bello anche questo che fa software gratuito. bello qui, bello lì, ti ritrovi a dare la tua mail a centinaia di siti web giusto per sapere quando uscirà il nuovo cd, la nuova release, il nuovo pelo sul braccio del tuo cantante preferito, il nuovo incredibile e mirabolante lavoro dell’agenzia di pubblicità di Calcutta, l’ennesima barzelletta del giorno. Finchè la tua inbox inizia a soffocare e il tuo client di posta ti dice “wè pirla! c’era una mail di lavoro tra le 72 mailing list che hai appena cancellato. e..sì, ti confermo che hai appena svuotato il cestino. adesso che fai? dai..leggiti la vignetta del giorno di Bastardidentro.it che ti passa. il cliente ti vuole bene” e tu sei lì che sbatti la testa contro il monitor (ma intanto ti guardi la vignetta…)
STADIO 1: I FAVORITES (o preferiti)
All’inizio si naviga a vista, si trovano le fonti di aggiornamento più gradite e si iniziano a visitare più o meno di frequente ma comunque con una certa regolarità. Il navigatore medio, dopo un periodo che va dai 2 secondi a 10 anni, si accorge che digitare continuamente nella barra degli url l’indirizzo del sito (o peggio, digitare su google il nome del sito e poi cliccarci sopra) è una perdita di tempo, quindi salva il link all’interno dei Favorites del proprio browser.
Questa piccola ed insignificante azione, che sembra non avere alcuna conseguenza, è l’inizio della fine. Dai favorites non si scappa più, perchè il solo fatto di averli, ci porta ad usarli. Della serie “oggi vado su Repubblica.it, però… ho lì anche il Gazzettino dello Struzzo, che faccio? non lo apro?!?! noo! serebbe triste, diamogli un’occhiata, tanto E’ SOLO UN CLICK e via il problema”.
STADIO 2: I FEED (rss,atom,ecc.ecc)
Sei arrivato ad avere 1568 favorites (numero attuale di miei favorites) e ti rendi conto che usi più spesso il motore di ricerca del tuo gestore dei favorites di quanto usi google? Passi 3 minuti a cercare di raggiungere con il mouse il favorite dentro la cartella di 42° livello e puntalmente al 41° il mouse esce dal menu e devi ricominciare dall’inizio? Ecco… forse è meglio se passi ai feed. Un modo più comodo di leggere le notizie, che ti fa risparmiare un sacco di tempo e che ti permette di accedere ad una marea di informazioni inutili che non avresti mai immaginato. Ti installi un bel feed reader, o ne usi uno online, e inizi a navigare il web. Appena trovi un sito con una frase che ti interessa, anche se la stessa è contornata da una marea di stronzate, cerchi come un disperato la magica iconcina arancione che indichi la possibilità dell’autore di inviarti ogni suo pensiero alle 4 del mattino, magari solo per farti sapere che la frase che ti piaceva in realtà l’ha copiata dal feed di un altro. Dato che i feed però sono solo titoli ed estratti degli articoli di un sito, puoi scorrerli velocemente senza dover aspettare che si carichi la grafica del sito, ecc.ecc. e in questo modo puoi saltare subito il contenuto che non ti interessa ed andare a quello che vuoi con UN SOLO CLICK. Peccato che se arrivi a 786 feed (numero attuale dei miei siti monitorati con una media di 20 feed ognuno al giorno…) ben presto ti accorgi che le notizie che ti interessano sono talmente mischiate alle stronzate che le salti mentre schiacci il fatidico tasto “Mark all as read”
STADIO 3: I SOCIAL NETWORK (facebook su tutti)
Se qualcuno ti dice che i social network essenzialmente servono per farsi i fatti altrui, stringigli la mano ed offrigli una birra, ha colto il segno. Peccato che intanto lui abbia 234023894029834029384 amici dai quali riceve ogni giorno 45242 inviti per “guerra di bande” e 56342 inviti a “diventa fan di mio zio asdrubale”. Apri facebook, magari per vedere le foto della festa di ieri sera o per cambiare il tuo status, e ti ritrovi con un’iconcina in basso a destra che, rossa come il fuoco, ti dice “hey! tu! sì tu! ci sono 23059283425890314351345134 cose che DEVI sapere! perchè altri 232349857234 personaggi come te hanno scritto cacca pipì sui loro wall! non vorrai mica perderteli vero?”. E…ti prego…dimmi che hai disattivato tutte le notifiche via mail degli update, altrimenti i 7gb di spazio di gmail non ti bastano nemmeno per una settimana di ferie.
ULTIMO STADIO: TWITTER
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e così via, finchè non arrivi a 140 caratteri. però intanto il tuo client lampeggia e ti segnala che altri 500 tuoi following hanno scritto cosa stanno facendo, dal mangiare la pizza ad aver visto un soldato iraniano che sparava ad una ragazza indifesa. e in mezzo a tutto quel flusso di informazioni, perdi il contatto con la realtà e, se sei fortunato, la prossima volta che mangerai la pizza penserai alla tragedia iraniana ma se sei sfortunato… ti dimentecherai di entrambi appiattendo così le due cose e portandole allo stesso livello di importanza.
Ecco.. una volta esisteva un deterrente a questa situazione. I browser (che per chi non lo sapesse NON sono Google, MSN o Yahoo ma SONO Firefox, Internet Explorer, Chrome, Opera, ecc.ecc) erano tutti mono-tab (mono scheda) e quindi obbligavano l’utente a scegliere se abbandonare il contenuto che stavano visualizzando per passare oltre, resistere alla tentazione o aprire un’altra finestra del browser (alcuni lo fanno ancora…) in modo tale da rallentare i loro pc a ‘mo di Ferrari con al gancio un carico di 7 tonnellate di mozzarella di bufala.
In più le connessioni erano LEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEENTE e di certo non potevi avere 62 client aperti e comunicare a 100 siti diversi in contemporanea la tua posizione in tempo reale come se poi, esclusi i tuoi creditori, importasse a qualcuno.
Intanto le giornate sono sempre più all’insegna del sapere che succede, senza capire cosa succede. perchè tanto, l’importante, è fare un reply, un poke, uno share, un embed, un like.
nemmeno troppi anni fa, navigando allegramente sui vari siti internet, se ne potevano incontrare a pacchi. ora sono in via di estinzione, anche se quelle rimaste si stanno riclando come status symbol del caricamento in corso. e non intendono morire…
Le gif (Graphics Interchange Format) animate sono state per gli anni dal 1995 al 1999 quello che successivamente è stato flash e poi javascript: l’animazione cool de facto!
si poteva visitare una pagina e, senza saper nè leggere nè scrivere, riconoscere con un solo colpo d’occhio dove cliccare per inviare una mail all’autore del sito:
oppure dove cliccare per andare al buon vecchio guest-book:


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mi ricordo che ce n’erano davvero per ogni tipo, forma, dimensione e, ovviamente, animazione. poi cos’è successo?
è successo che altre forme di comunicazione hanno preso piede. tutti avevano bene o male accesso ad una copia (più o meno legale) di Macromedia Flash® (eh sì, una volta la società che produceva Flash® si chiamava Macromedia®, poi è stata comprata dalla Adobe®) e quindi si sono tutti improvvisati grafici e webdesigner. questo evento, se ci pensate, ha fatto sì che si verificassero due effetti catastrofici:
se ci penso con calma, mi accendo una sigaretta e vado indietro con la testa a quegli anni, mi torna subito il ricordo di una internet e di un’esperienza di navigazione “innocente”. è vero, le gif si rubavano a vicenda tra siti web, erano un pugno nell’occhio se venivano disposte in maniera confusionale, in frame dai colori indecenti e contornate da frasi scritte con font, dimensioni colori davvero improponibili, ma in fondo comunicavano più loro di ogni flashata che le ha seguite.
bastava uno sguardo e un click (e 10 minuti perchè la pagina dopo si caricasse) ed eravamo esattamente dove volevamo essere. potevamo usare il tasto indietro senza temere che ripartisse la colonna sonora del sito, potevamo eseguire il refresh della pagina senza poi dover aspettare che l’animazione introduttiva (di altrettanti 10 minuti) finisse per utilizzare il menu, potevamo evitare di cercare in giro il tasto MUTE del player integrato se navigavamo in orari notturni quando la telefonata del modem costava meno e non volevamo svegliare i genitori e/o i vicini.
mi mancano le gif animate. spero tornino di moda, magari in maniera meno pacchiana, ma di moda!
questo post è delicato, se dico qualche stronzata di troppo i miei clienti, quelli che pagano per la SEO, potrebbero incavolarsi parecchio. quindi sarò buono.
La SEO fatta senza alcun contenuto è inutile! Per alcuni magari sarà la scopera dell’acqua calda, per altri (molti credo) invece sarà una sorpresa.
La SEO, search engine optimization, è una pratica mistica al pari di una religione che ha preso piede negli ultimi anni.
Si basa in effetti su un concetto molto semplice: dai ai motori di ricerca quello che vogliono e loro ti ricambieranno con le loro attenzioni. quindi, se si legge con attenzione quanto appena affermato, la SEO comporta una maggiore fruizione dei vostri contenuti da parte dei motori di ricerca, non degli umani. in parole povere, sarete sicuramente più presenti (o meglio presenti) all’interno degli indici di google, yahoo, bing e quant’altri, ma non avrete alcuna garanzia di venire trovati dai clienti che state cercando, perchè sono loro a dover cercare voi!
quindi o fate pubblicità o la seo, senza contenuti che rispecchiano il pensiero medio del vostro cliente-tipo, vi farà essere i primi in classifica SOLO ed ESCLUSIVAMENTE delle vostre ricerche. e grazie al cazzo, che vantaggio! potrete urlare: MI SONO TROVATO!! olè…
Nel mio mestiere comunicare con il cliente è fondamentale. Ci vogliono essenzialmente le seguenti attitudini/qualità:
ma tutto questo tra poco potrebbe rivelarsi inutile, perchè esiste un’alternativa.
Nasce oggi la campagna: “Adotta anche tu un promoter a distanza”.
tutti quanti abbiamo degli amici gisuto? se non li avete potete anche chiudere il browser, spegnere il computer, uscire all’aria aperta per rinchiudervi nuovamente in un altro edificio, comunemente chiamato BAR (o PUB) dove troverete sicuramente qualcuno con cui socializzare. Quando avrete finito tornate a casa, riaccendete il computer, collegatevi a questo blog e riprendete a leggere da ->QUI<-
avete degli amici, ottimo! sono contento per voi. io ne ho tanti veri, e troppi online finti. ma non perdiamo il filo…
tra questi, al 99% ce n’è almeno uno che ha fatto (o sta facendo) “Scienze della comunicazione ” o un suo derivato, surrogato, sinonimo o sichiamaconunaltronomemailconcettoèlostesso. Se non c’è tornate al paragrafo precedente, seguite le istruzioni date sostituendo la parola BAR con UNIVERSITA’ e, una volta finito, riprendete a leggere da ->QUI<-
quello che avete come amico/a è, anche se magari in piccolissima parte, un PROMOTER! eh già! avete per le mani un potenziale incredibile, pronto per essere utilizzato. occhio! è un vostro amico, va pagato o cmq ringraziato con
istruzioni per l’uso del promoter
pubblicate qualcosa di interessante sul vostro blog/sito e lasciatelo lì, in balia di se stesso. Se il vostro promoter è a conoscenza del vostro blog/sito chiedetegli un parere su quanto appena scritto/pubblicato. Per natura il promoter deve promotare (promuovere non mi piace come parola, mi ricorda la scuola) quindi al 99% condividerà il vostro articolo su Facebook o un network simile (se non lo fa, chiedetegli esplicitamente di farlo). Ora fermatevi e riflettete, chi sono gli amici di un promoter (a parte voi)? ALTRI PROMOTER! Per la legge non scritta del promoter-branco si scatenerà una reazione a catena di condivisione del condiviso dal condividente del convivente condiviso con la coinquilina. In un giorno, se il vostro articolo/contenuto è interessante (vedi sopra: il contenuto è fondamentale) e magari contiene quelle due-tre parole chiave di moda o di grido (es: “web 2.0″ o “porno”) avrete un successo alla Andy Warhol
Ripetete le operazioni eseguite fin’ora per due-tre settimane, prima o dopo i pasti, massimo 2 volte al giorno e avrete una SEO senza SEO.